Il primo segnale allarmante di non averci capito una mazza di quello che vuol dire “conoscere” è quando credi che questo consista nell’aver assorbito più nozioni possibili, quando hai fatto diligentemente tutti i compiti richiesti insomma. Solo che questo lo capisci dopo, se ti va bene… perché di persone che credono di avere l’oro colato in bocca solo per aver preso una sfilza di 30 a tutti gli esami, ne conosco a iosa.
Ci son passata anch’io in questa fase delirante :-) Al liceo però! Non c’è niente di più orribile di una ragazzina saccente che non riesca ad assaporare il valore del dubbio… Uno studia perché lo deve fare, assommando lezioni su lezioni, senza mai fermarsi ad elaborare un concetto personalmente o ad estendere la cosa… no! Questo mai! Tutto ciò che è fuori programma fa perdere tempo! Mai un corto circuito intellettuale, mai una lampadina che si accenda in maniera autonoma. Le connessioni le stabiliscono i prof, tu devi soltanto annotarle e ridirgliele all’interrogazione perché tanto sai che è quello che loro vogliono sentirsi dire. E il bello è che ti sembra tutto normale… ovvio! Chi c’è a dirti che esiste anche altro?
Se ripenso alla mia brillante carriera scolastica da liceale, mi vengono in mente tanti episodi di “repressione intellettuale” a spese mie e più spesso a spese di compagni più liberi e creativi di me, gente che al di fuori delle mura scolastiche aveva un mondo ricco di connessioni mentali e umane…
Ma vi pare giusto che in un liceo classico non si studi musica? O che non si studi la letteratura straniera, se non in modo marginale? Lo so che uno ci dovrebbe arrivare da solo, ma non è così scontato. Ha senso sapere a menadito la parafrasi delle Grazie di Foscolo e non conoscere i fratelli Karamazov? Bah!
E’ vero che di insegnanti se ne incontrano a sfare e che di maestri (se si è fortunati) se ne incontrano pochissimi… in genere sono soggetti isolati e bollati come mosche bianche dagli altri docenti… Mi viene in mente sempre più spesso il mio prof di filosofia… Ce li aveva tutti contro gli altri prof, ma i ragazzi erano tutti dalla sua… anche quelli che non lo avevano come docente, perché la rete amicale degli studenti era autonoma da quella gerarchica dei prof (fiuuuuuuuu! Almeno quello!) Se ripenso alle lezioni in giardino, alle interrogazioni come discussioni fra gruppi di noi che esponevano il loro punto di vista, alle rielaborazioni scritte di quello che ci aveva colpito, alla costante spinta a trovare nessi con materie anche extrascolastiche (vedi musica, vedi cinema, ecc), non posso che riguardare a quei momenti come ad una preziosissima parentesi…
Allora non lo capivo fino in fondo. C’era l’entusiasmo della novità ed anche la sorpresa di trovarsi di fronte a qualcuno che, per la prima volta, aveva voglia di dare sfogo alle inclinazioni dei singoli… però spesso tutto questo veniva vissuto come la stramberia di un prof, non certo come un metodo didattico… mamma mia come ci avevano indottrinato ben bene… Oggi di filosofia mi ricordo poco e niente, ma so che quell’incontro mi ha cambiato la vita… La curiosità verso certe “materie” magari ce l’avevo già, ma trovare qualcuno che ti faccia capire quanto è importante costruirsi un proprio percorso alternativo di conoscenze (e non solo) è una benedizione, soprattutto in ambito scolastico.
Ad esempio oggi rileggo Dante e ripenso a quel giorno in cui in classe ci chiese se avevamo mai provato a leggere la Divina Commedia come si legge un romanzo qualsiasi, senza lo schermo della parafrasi… a me quella sembrò una bestemmia… come si fa a leggere la Commedia senza il supporto di una parafrasi, senza le note che ti spieghino rigo per rigo? Non ci si capisce nulla! E invece bisognerebbe provarci tutti… al di là delle letture del Benigni, che possono essere ganze quanto vi pare, ma come una lettura intima… all’inizio è vero che non ci si capisce nulla, però dopo un po’ si entra nella storia, nel modo di pensare e di conseguenza nel modo di scrivere dell’epoca… non è che uno capisce proprio tutto tutto, però quello che riesci a carpire è tuo per sempre e ti colpisce come una legnata in testa… solo così uno può cogliere l’effettiva potenza di quelle parole. Altro che quelle pallosissime parafrasi! Provate a rileggervi il canto di Farinata… non c’è niente di più attuale! La levatura morale del politico, il sacrificio dell’interesse privato per il bene superiore della comunità… proprio roba di altri tempi…
c’è sempre quel professore?
Comment di iamarf — Maggio 31, 2009 @ 3:37 pm
Purtroppo ho saputo che non è riuscito a sopravvivere al provincialismo di quel liceo (ad Empoli) ed ha chiesto il trasferimento a Firenze… non l’ho più visto… spero che abbia trovato di meglio, anche se ne dubito fortemente! L’importante è che non abbia perso l’entusiasmo e che non abbia smesso di credere nel potenziale dei ragazzi non ancora corrotti definitivamente!:-)
Comment di annouk009 — Maggio 31, 2009 @ 3:49 pm
hehe…ricodo anch’io il prof…anch’io non lo amavo particolarmente…anzi…mi disorientava non poco e già che la filosofia non l’ho mai digerita di per sè…appunto perchè non ti dà certezze ma ti scaraventa addosso sempre più angosciosi dubbi…adesso i dubbi li amo…sono il faro della mia esistenza e a dir la verità non mi fanno per niente paura.anzi,sono la certezza che fintanto ci saranno io avrò gli occhi ben aperti sul mondo e non mi assopirò nel mio personale universo parallelo(magari aiutata da chi ne trae interesse).purtroppo ho una cattivissima e tristissima opinione della scuola….tanto che poi alla fine son diventata insegnante pure io,o meglio,educatrice…si dice così delle educatrici di prima infanzia e sociali…e sulla scorta degli studi di Psicologia e Pedagogia e dell’esperienza con soggetti portatori di handicap,malattie psichiatriche e devianza sociale ho potuto trarre una conclusione tutta mia sulla faccenda.l’argomento educazione/istruzione è delicatissimo.purtroppo nessuno che sia al potere in un determinato contesto(stato o comunità che sia)ha interesse a formare una popolazione provvista di spirito critico e opinione personale.è una triste realtà che nasce nella notte dei tempi.la conservazione del potere attraverso il controllo intelletttuale delle masse(evito di fare un esempio attualissimo e scontatissimo).avendo studiato anche delle nozioni basilari di marketing all’università so perfettamente che questo tipo di condizionamento ci pervade e pervade il mondo e ne siamo immersi e permeati come l’aria che respiriamo,senza accorgercene…fin dal primo vagito della nostra vita.l’unica via di fuga è fare come il pesce che citava spesso l’amato prof…il pesce che guizza fuori dall’acqua e capisce che l’acqua esiste…il famoso dubbio che tanto ci spaventa e tanto è prezioso…così possiamo vedere con altri occhi anche le famose “devianze”…che non raramente non sono altro che un modo per guizzare fuori dal condizionamento e renderci conto che esiste…
Comment di Elisa — Giugno 10, 2009 @ 4:28 pm